È una canzone slogan. Un testo semplice che esprime in pieno ciò che sono le modalità descritte dal Bando senza inulti enfatizzazioni ma realizzando gli obiettivi proposti. Ritmo e cori ben curati e costruiti abilmente basandosi sulle competenze musicali dei ragazzi, esecutori reali del pezzo. Da definirsi “eco-song”.

La commissione esaminatrice ha conferito il primo premio per la categoria canzone a: Antonia Cretella, Aurora Rendina, Camilla Serra, Domenico Aliberti, Massimiliano Salvo, Roberta Scarpa e Sara Sabatino dell’I.C. Samuele Falco di Scafati. 

Le inchieste giornalistiche sono tali in funzione di alcuni elementi costitutivi, che le rendono strumenti privilegiati di una specifica tipologia di giornalismo – quello appunto di indagine – la cui complessità e i cui rischi ne rendono sempre meno diffuso l’utilizzo. Lo spirito di denuncia e, seppur in misura minore quello di proposta, l’attenta analisi delle fonti, la raccolta di testimonianze dirette e indirette, l’attenta documentazione del caso oggetto di indagine sono solo alcune delle caratteristiche tipiche di un’inchiesta giornalistica. In considerazione di ciò, la Commissione ha ritenuto di dover premiare, per la categoria VIDEO INCHIESTA GIORNALISTICA, il lavoro di JACOPO FERRARA, BEATRICE CASTALDO E MARIA CHIARA DEL GAUDIO DELLA SCUOLA MEDIA MARTIRI D’UNGHERIA DI SCAFATI. In esso in particolare si riscontrano un ammirevole lavoro di documentazione filmata (il percorso del Sarno dalle sorgenti alla foce), un notevolissimo ricorso alla denuncia e all’individuazione delle responsabilità, la capacità di cogliere alcuni elementi di positività (l’attività di recupero di alcuni cittadini lungo le sponde), la raccolta di testimonianze dirette. Elementi che rendono l’elaborato di sicuro valore.

Il dinamismo per cambiare ciò che c’è di sbagliato. 
In questo disegno emergono due realtà evidenziate da una netta differenza sia di colori che di contenuti rispecchiando ciò che era prima il fiume Sarno e ciò che è oggi.
Anche ciò che appare più nero come la pece delle fabbriche e griglio come il colore delle acque, quasi come se rispecchiasse il territorio circostante, può divenire una fotografia multicolore. 
Tramite questi simbolismi e l’accostamento delle tecniche da disegno utilizzate crediamo che i valori e gli obiettivi prefissati nel bando non solo siano stati portati a termine ma siano anche la prova evidente di quanto un gesto, fatto con consapevolezza , possa cambiare il mondo.

Primo premio per la categoria disegno del Secondo Concorso Scolastico “Nicola Nappo” è stato conferito a Giorgia Coppola e Francesca Longobardi del Primo Circolo Didattico di Nocera Superiore. 

N.B. ci sono due immagini.

Se la schiuma vuoi guardare
Il fiume Sarno devi ammirare
metti una maschera per respirare
e ottura il naso senza esitare.

Se una foto vuoi scattare

Stai attento a non precipitare

tra liquami e vari rifiuti
potresti eccedere in starnuti
e se poi la fortuna ti abbandona
all’ospedale ti ritrovi in poltrona.
Se in estate sull’acqua vedi brillare
e di certo il riflesso del raggio solare
può sembrarti tutto oro
ma il effetti é «Rosso pomodoro»

Miriam Santitoro – Primo Circolo Didattico Scafati

Filastrocca ironica e amara che descrive con semplici versi, ma efficaci ed originali, le condizioni in cui versa attualmente il fiume Sarno. 
Un amaro sorriso e una triste verità suscita la lettura del testo poetico.
Sorprendente la capacità del giovane autore di cogliere i collegamenti ineliminabili tra le condizioni disastrose del fiume e la conseguente degenerazione dell’ambiente e della condonazione umana. La poesia si chiude con un’amara constatazione che dovrebbe farci riflettere molto. Non c’è possibilità di inganno, non ci si può confondere, quello che brilla sulle acque del fiume non è l’oro dei raggi solari ma il “rosso pomodoro” di cui si colorano d’estate.

Per la particolare vena creativa espressa dagli autori, che hanno dato vita ad un vero e proprio cartone animato, inframezzato da alcune testimonianze dirette.
Menzione della commissione esaminatrice conferita a Armando Volpe, Beatrice D’Avino, Carmine Cangianiello, Elena Merolla, Federico Barba, Milena D’Avino e Niccolò Allegrezza.

Parlare del fiume Sarno non è facile. Non è facile, perché farlo significa correre ogni momento il rischio di cadere in un baratro di aride banalità, o in un mare di dati e statistiche. Ed è questo un aspetto, quello della lingua usata per affrontare certe tematiche, che spesso viene sottovalutato. Nel tentativo magari di trasmettere una visione il più completa e precisa possibile, che esaurisca tutte le variabili che definiscono il problema ambientale del Bacino del Sarno, ci si limita a una blanda esposizione di numeri e di tecnicismi. Ma i grafici e le percentuali sono un linguaggio che non tutti parlano. Così, spesso scivolano via, assieme a tutta la forbita terminologia scientifica, come acqua in un lavandino. Come se ne vanno via dalla mente di una madre le parole del medico che diligentemente le illustra i valori fatalmente anomali del figlio, da sempre abituato a bere l’acqua dal rubinetto della cucina, che non sapeva che la propria casa non fosse servita da un impianto di depurazione funzionante, come quelle di circa la metà dei cittadini che vivono nell’area dell’Agro Nocerino-Sarnese. Perché? Forse perché non gli è mai stato detto o, almeno, non con le parole giuste. E le parole usate invece, e i numeri, non fanno altro che riempire carta, o bit, quasi sempre senza riuscire davvero a comunicare qualcosa.

Comunicare”, una parola più che mai importante. Tutti oggi siamo più che mai ciò che comunichiamo. Ogni parola che entra nella nostra mente, o nei nostri smartphone, che spesso di questa si propongono come ottimi sostitutivi, può sedimentarsi tra mille altri pensieri. Ed è lì, sul fondo delle nostre sempre più liquide convinzioni, che maturiamo le nostre scelte. È da lì che, consapevoli o meno, facciamo emergere le nostre decisioni. Cosa fare, dove andare, chi votare, quale posizione o ideologia fare propria e difendere. Ebbene, il fiume Sarno avrebbe tanto da dirci, da comunicarci. E siamo noi forse che spesso non riusciamo, e non vogliamo ascoltarlo. Eppure le voci sono molte. Basti pensare ai report redatti da Legambiente, di cui più recenti hanno rilevato concentrazioni “critiche” di sostanze nocive nella maggior parte delle località bagnate dal Sarno e sottoposte ad analisi.

Le cause dietro tale problematica situazione in realtà, a dispetto dei mille veli mediatici e politici, sono ben note a chi sappia cercarle. Scarichi industriali e abusivismo edilizio, fenomeni, questi, fino a poco tempo fa slegati da qualsiasi freno, e che i numerosi progetti volti alla riqualificazione del territorio avviati dalla Regione Campania non riescono ancora ad arrestare del tutto.

Qualsiasi sforzo volto a sanare le ferite che da molti anni lacerano la Valle del Sarno trova come primo e più forte impedimento il sistema delle “ecomafie”, associazioni criminali che, attraverso fitte reti di affari illegali, hanno da sempre sfruttato in modo illecito e incontrollato il territorio dell’Agro. Tali organizzazioni si nutrono delle risorse ambientali di una regione, quella in cui il fiume Sarno scorre, che pare adesso urlare, assieme a molti dei suoi abitanti, inevitabili moniti di cedimento.

Non sono soltanto le acque del fiume a cercare la perduta limpidezza, ma anche coloro che vicino al Sarno sono nati e vivono e che, consapevoli o meno, portano “nel sangue” tutti gli abusi che ha subito, assieme al territorio in cui scorre. Un territorio il cui destino va inevitabilmente a mescolarsi con quello di chi lo abita e che ha bisogno di un tipo diverso di depurazione, che vada più a fondo, scavalcando campagne pubblicitarie e sponsor, fino a raggiungere la coscienza profonda dei singoli cittadini, il cui congenito disinteresse verso la terra che gli appartiene è spesso la più nociva malattia.

Fiume Sarno, 2018: concentrazioni preoccupanti di disonestà e livelli insostenibilmente bassi di fiducia. Eppure, tra le tante parole di cui restano solo suoni, o inchiostro lasciato a inquinare pagine, si svincola un silenzio, una pausa; non ignavia, non omertà, ma pensieri fertili. Tra le mille risposte facili, sospira timida qualche domanda, si scuote qualche speranza. Chissà se da tante esili voci non possa lentamente innalzarsi un desiderio più forte, e condiviso, quello di una vita più pulita e limpida, senza soprusi e mafie. Una vita, che valga la pena chiamare tale e per cui valga la pena urlare.

Felice Fiorino – Liceo Tito Lucrezio Caro di Sarno

Motivazione

Le inchieste giornalistiche sono tali in funzione di alcuni elementi costruttivi, che le rendono strumento privilegiati di una specifica tipologia di giornalismo – quello appunto dell’indagine – la cui complessità e i cui rischi ne rendono sempre meno diffuso l’utilizzo. Lo spirito di denuncia e, seppur in misura minore quello della proposta, l’attenta analisi delle fonti, la raccolta di testimonianze dirette e indirette, l’attenta documentazione del caso oggetto di indagine sono solo alcune delle caratteristiche tipiche di un’inchiesta giornalistica.

In considerazione di ciò e in riferimento alla categoria inchiesta giornalistica, la Commissione esaminatrice, pur riconoscendo che l’elaborato non risponde appieno ai canoni dell’inchiesta giornalistica, ha tuttavia ritenuto di dover premiare il lavoro dal titolo “Il Sarno: mari di numeri, fiumi di parole e gocce di speranza” per la qualità della scrittura, per la profondità dell’analisi e della riflessione e comunque per la presenza in esso di alcuni elementi tipici del giornalismo di indagine: il riferimento alle fonti, la denuncia e la ricerca della responsabilità, la proposta e il richiamo all’impegno dei cittadini. 

“L’acqua è solo trasparente” è di per sé un’affermazione di assoluta banalità. Eppure è proprio in questa disarmante banalità che è racchiusa la ragione principale per la quale la Commissione ha ritenuto di dover premiare il lavoro di Antonio Cinque, Gianmarco Napoletano e Christian Prevete del Liceo TIto Lucrezio Caro di Sarno.

Pur se inserito in un contesto forse eccessivamente ridondante di elementi grafici e testuali, il claim utilizzato – appunto, “L’acqua è solo trasparente” – finisce con l’assumere, di fronte alla drammatica eccezionalità delle condizioni in cui versa il Fiume Sarno, un carattere rivoluzionario, in grado di attrarre immediatamente, proprio in funzione della forza espressa dall’immediatezza e dalla banalità del messaggio, l’attenzione dell’osservatore, inducendolo a riflettere sullo stato attuale delle cose e sulla sua personale responsabilità. Elemento questo ulteriormente evidenziato dalla formula comunicativa con cui si chiude il prodotto grafico “La colpa è anche tu. Non dare sempre la colpa agli altri”.

Per il particolare spirito di iniziativa degli studenti che, in maniera coraggiosa, hanno denunciato in loco le drammatiche condizioni del Fiume e le relative responsabilità e conseguenze, chiamando direttamente in causa il ruolo di chi ha il potere -affermano i ragazzi- di ripulire questo degrado.
Menzione della commissione esaminatrice conferita a Christian Varone e Antonio Viscardi dell’I.C: Tommaso Anardi di Scafati.

Per l’accostamento dei colori, la dolcezza dei tratti e la fantasia utilizzata per rappresentare le conseguenze provocate dall’inquinamento ambientale su tutto l’habitat a esso annesso, la commissione ha ritenuto opportuno assegnare una menzione a Chiara Tubelli del Quarto Circolo Dattico di Scafati

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Ieri con mio nonno andavo a spasso
e mi tappavo il naso ad ogni passo;
Il Sarno era sporco e maleodorante,
la sua acqua scura e nauseante.
Il nonno si affacciò sul ponte
e intristito guardò di fronte;
vide correre un grosso topone
sulle sponde del fiume marrone.
Allora, guardandomi con malinconia,
mi disse di provare nostalgia;
un tempo quell’acqua era limpida come cristallo
e vi si specchiava il sole giallo;
giocando a catturare i pesciolini;
in quell’atmosfera fiabesca,
gli uomini andavano a pesca.
Gli risposi che per farlo contento,
da quel giorno sarei stato attento;
mi sarei impegnato a non sporcarlo
 e a fare il possibile per recuperarlo,
affinché come i tempo d’oro
il Sarno torni ad essere un gran tesoro.

Francesco Squecco e Sabato Tufano – Secondo Circolo Didattico di Scafati

Due generazioni a confronto. 
Un dialogo serrato e appassionato raccontato a rime baciate. 
Un nonno narra al nipote di un mondo andato e mai dimenticato.
Con delicatezza e sapiente maestria, non primo di consapevole realismo, gli autori consegnano un acquerello fresco e vivace del fiume Sarno a tratti deturpato da macchie di nero colore.
Attraverso la nostalgia del passato, traccie di speranza di un futuro prossimo.
Così, con solenne promessa d’impegno, prende in consegna quel quadro per restituire l’originaria bellezza. 
Vincono per la categoria poesia per aver saputo coniugare con spirito critico e sorprendente consapevolezza la lezione del passato;
per aver saputo trasformare con responsabilità la memoria in promessa d’impegno;
per aver colto l’importanza della testimonianza come valore da preservare e considerare per la costruzione di un presente ed un futuro migliore.

Ricca di spirito ed entusiasmo giovanile con note ironiche. Sebbene non abbia sviluppato in modo esaustivo la tematica proposta è meritevole per l’entusiasmo degli esecutori e per la “freschezza” e “semplicità” dei suoni. 

Menzione della commissione esaminatrice conferita a: Anna Laura De Vivo, Alessandro Delle Chiaie, Francesca Chiarillo. Melania De Vivo e Camilla Scoppetta dell’I.C. De Amicis – Baccelli di Sarno.